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Una deludente maggioranza

La politica torna nelle scuole di Paderno Dugnano
Torna la politica nelle scuole di Paderno Dugnano ?

Seduta fiume del Consiglio Comunale ieri sera. Il Consiglio Comunale si é concluso a tarda notte dopo circa 6 ore di dibattimento in cui la maggioranza non ha saputo dare il meglio di se.

Due in particolare gli argomenti trattati che hanno monopolizzato il dibattito: Il Piano del Diritto allo Studio e l’Odg più delibera (che pasticcio !) presentato dai Giuranniani.

Il Piano del Diritto allo Studio ha due aspetti principali su cui la Lega, in particolare, ha dato battaglia.

In primo luogo il Bonus Libri. E’ stato ribadito, se ce ne fosse ancora bisogno, che inserire il limite ISEE di 20.000 euro, di fatto esclude un fetta importante delle famiglie di Paderno Dugnano creando un’ ovvia discriminazione. Purtroppo affermare che “… l’Amministrazione Comunale contribuirà all’acquisto dei libri di testo per tutti gli studenti della Scuola secondaria ….” non é corretto. Ribadiamo. Una buona parte delle famiglie ne sarà esclusa.

Di per se il Piano é un buon piano anche perché é stato fatto sulla falsariga di quello del 2018 a testimonianza del buon lavoro fatto dalla passata amministrazione ma oltre al Bonus Libri due aspetti ci hanno lasciati quantomeno preoccupati. Nessuna critica ai progetti didattici incentrarti sui temi ambientali e storici, peccato che siano proposti da Lega Ambiente e ANPI. La politica torna prepotentemente nella scuola e questo non ci vedrà mai d’accordo.

La scuola deve insegnare, fare cultura. Associazioni che fanno apertamente politica non devono entrare nella scuola e l’ANPI é una di queste. E questo é dimostrato dal fatto che nel corso dell’ultima campagna elettorale a Paderno Dugnano, insieme a LEGA AMBIENTE, si é schierata apertamente dalla parte della coalizione di centro sinistra. In altri ambiti hanno tutto il diritto di fare politica attiva, ma non nella scuola. Quindi dire che sono associazioni apolitiche sarebbe negare l’evidenza.

I Giurannaniani hanno portato un Ordine del giorno sulla salvaguardia dell’ambiente ed una proposta di delibera, che é sembrata in realtà un Odg mascherato, per l’adesione al Patto dei Sindaci. Purtroppo si é trattato, come spesso capita con le proposte dell’assessore, di tante belle parole e null’altro. Tra le altre cose l’opposizione ha criticato in maniera molto decisa la scelta del ministro dell’istruzione di autorizzare gli studenti a scioperare per partecipare alle manifestazioni ambientaliste che si tengono oggi nelle principali città trovando invece favorevole la maggioranza con qualche piccolo distinguo.

L’adesione al Patto dei Sindaci, il cui fine potrebbe anche essere condiviso, è stato però presentato in modo raffazzonato senza alcuna indicazione preventiva di spesa nonostante l’assessore fosse stato più volte sollecitato. Non si può impegnare una comunità senza avere un orizzonte di spesa. E’ stato semplicemente un voler gettare fumo negli occhi dei cittadini. Non una proposta concreta su come intervenire per mitigare gli effetti del cambiamento climatico a Paderno Dugnano. Un’amministrazione comunale si deve occupare dei problemi del proprio territorio non di altro.

Non mi soffermo sul ridicolo siparietto dell’assessore Giuranna. Diciamo che ha perso di vista il suo ruolo istituzionale. A poco sono servite le sue scuse.

Fuori luogo il richiamo piccato del sindaco ad una maggiore collaborazione da parte dell’opposizione leghista. Se questi sono i temi che la maggioranza vuole discutere sarà difficile trovare una Lega collaborativa.

Emerge, in tutta la sua evidenza, la difficoltà di condurre con equilibrio i lavori del Consiglio Comunale, da parte del Presidente. Del resto il suo ruolo stride con quello di capogruppo della Lista 7 frazioni che di fatto é stata congelata essendo lei l’unica sua rappresentante. Forse sarebbe stato meglio fare il capogruppo e rappresentare i propri elettori che scegliere invece una poltrona. Ma si sa, Paderno Dugnano é stata l’apripista di quanto successo a livello nazionale. 

Lega Paderno Dugnano

FESTA DELLA LEGA DI PADERNO DUGNANO, DAL 12 AL 15 SETTEMBRE AL PARCO TOTI

Festa della Lega

Si terrà da giovedì 12 a domenica 15 settembre 2019 la tradizionale Festa della Lega di Paderno Dugnano, che riunisce tutta l’area provinciale della Martesana. Ogni sera a partire dalle 19 presso il Parco Toti di Via Serra saranno disponibili cucina e bar, intrattenimento, musica e stand. Oltre agli interventi di moltissimi esponenti politici della Lega. Il programma completo è disponibile nella locandina in basso.

Il programma
Lega Paderno Dugnano

Ma io tifo per Salvini, non si poteva andare avanti così

Salvini
Salvini e l’ex premier Conte

Elogio di Salvini. Sì, proprio elogio, come nella tradizione celebrativa ottocentesca. Incondizionato.

Stando all’estero, nell’italianissima Eritrea, senza internet, mi arrivavano segnali discontinui sull’andamento della crisi.

Tutti perplessi e confusi, ma concordi su una cosa: Salvini ha sbagliato la mossa e scelto i tempi sbagliati. Interpretazione attribuita anche a voci non antagoniste come Giorgetti o i giornali di destra. Azzardo intempestivo e al buio: non un governo, ma una crisi balneare.

La controffensiva è aperta dalla vomitevole demagogia di Di Maio («non si dimette perché fa comodo avere l’auto blu e i voli di Stato mentre si fa campagna elettorale nelle spiagge»); e poi Pietro Grasso, il redivivo Rotondi, fino a Renzi che vuole uccidere il Pd per aiutare a sopravvivere i disperati dei Cinque stelle. E poi ancora i big grillini riuniti da Grillo che lo dichiarano «inaffidabile», Cangini di Forza Italia che lo accusa di «fallimento», la ministra Trenta, perfino Casini.

Non sono da meno i quotidiani. Il Fatto Quotidiano definisce Salvini «il mendicante», vede una Lega a pezzi e propone un sondaggio con tre elettori su quattro che vogliono naturalmente al governo M5s e centrosinistra. Non si sottrae il Corriere: «Salvini cerca una via d’uscita». Insomma abbiamo letto di tutto, abbiamo visto che l’incertezza di politici e commentatori si è scaricata su Salvini mostrandolo pentito e confuso. Doveva farlo prima. Non doveva farlo. Ha perso tutto. È finito. Oggi la tenera Alessia Morani saluta: «Quando esci dal ministero, mi raccomando, chiudi la porta e spegni la luce. Bacioni».

Non mi sono mai divertito tanto. Tutti i bambini piccoli che sono entrati ora in Parlamento e anche le vecchie volpi come Prodi, Bersani, Minniti e persino Feltri appaiono sconcertati e increduli per un gesto semplice (e universalmente condivisibile): dopo molta pazienza, Salvini ha capito che «con i Cinque stelle non si può governare». Provate per credere. Equivale al giudizio sul fascismo che Giancarlo Fusco, grande e dimenticato scrittore, attribuisce a D’Annunzio, il quale accompagnava in silenzio i suoi ospiti selezionati verso uno dei bagni sontuosi dei Vittoriale, e, indicando il water, esclamava: «Con la merda non si fabbrica». E su quello tutti convenivano, prima che Salvini, con onestà e risolutezza, lo dicesse, traendone le conseguenze. O era meglio litigare, annaspare nell’inconcludenza e fare finta di niente non facendo niente?

Nelle chat leghiste mai tanta incertezza dopo la decisione inevitabile e senza compromessi. Sono le menti deboli e opportuniste, per cui politica vuol dire calcolo. Salvini si è rivelato coraggioso e non opportunista. Mai visto prima. Gli italiani liberi hanno trovato un leader come loro, che dice e fa cose semplici, e che creando panico ha vinto in ogni caso: o riduce gli alleati all’obbedienza alle sue condizioni, o li costringe al suicidio futuro, con accordi disperati contronatura con Renzi. Con l’alleanza Pd-M5s avremmo due minoranze gonfiate per fare una maggioranza irreale, contro il bene e la volontà dell’Italia. Ci penserà poi il popolo, quando si voterà, scegliendo Salvini, ad annullare i due opportunisti: già conosciuti, già bocciati. I Cinque stelle hanno vinto all’opposizione e perso stando al governo: vogliono perdere ancora? Con il Pd? Vogliono sparire e continuare a morire? Cupio dissolvi.

Dunque Renzi, il più astuto, pensa di sostenere un governo con i 5 Stelle, magari non votando la sfiducia a Conte. Vuole il Pd di Zingaretti marginale e subalterno ai Cinque Stelle solo per ostacolare Salvini che, dalla coerenza, trarrà invece il maggior vantaggio politico. Renzi dimentica che la rappresentanza parlamentare dei Cinque Stelle è drogata, rispetto al peso reale, democraticamente accertato con le Europee. La realtà è che né ai 5 Stelle, né a Renzi il voto conviene, ma (ed è questo il paradosso) più lo rimandano e peggio sarà per loro.

Salvini domina con la linearità della sua posizione. Basta leggere i diversi linguaggi delle lettere scambiate con Conte: il premier sembra un politico consumato allineato con l’Europa; Salvini un soldato che crede alla battaglia. Conte cerca di essere elegante e imparziale, Salvini è brutale. Il non politico fa il politico, il politico fa l’impolitico. Uno vuole piacere, l’altro piace. È qui la sua forza, mai dominata dalla furbizia. È la logica di «uno contro tutti», dove il primo si fortifica nella contrapposizione con gli altri, che insieme non sono niente. Un vincente contro tutti i perdenti. Per questo, comunque finisca, Salvini vincerà. Non ha fatto calcoli, ha chiesto di votare subito. Ha sbagliato? Pagherà. Lasciate giudicare al popolo.

Semplicemente: Salvini ha rotto perché doveva rompere. Al momento giusto. Al Senato, il suo discorso – l’unico vero – infiammerà l’Italia. Lo invidio. Vorrei essere al suo posto. È l’ora del coraggio, non del compromesso. Si vince soltanto rischiando di perdere tutto.

Vittorio Sgarbi – ILGIORNALE.IT

Personalmente sono convinto che é stato un azzardo ponderato, mi sbaglierò ma siamo abituati ad una politica troppo calcolatrice. Se parametrizziamo tutto con la politica dal ’46 ad oggi secondo me sbagliamo perché in fin dei conti sono stati poco più di 70 anni fallimentari. Tenete conto che fino al 1989 la politica si è retta perché c’era la contrapposizione est-ovest. Dal 1990 ad oggi vedo solo il nulla. Forse Cossiga aveva sparigliato ma era solo contro tutti ed era limitato dall’essere Presidente della Repubblica. Il modo di fare e di agire di Salvini e della Lega è qualcosa che non ricordo. Un azzardo sicuramente ma con la solita politica non si va da nessuna parte.

Lega Paderno Dugnano

Droga, madre di tutti i crimini, figlia del sistema.

Cos’hanno in comune il padre, la madre che uccide il suo neonato o il figlio, il nipote che uccide la nonna o sua madre, l’ultra ucciso e la violenza negli stadi, il ragazzo che accoltella il carabiniere, il clan di ragazzini che provoca una strage in discoteca, il terrorista che ammazza la gente come capita, il guidatore che si schianta in auto o su ignari passanti, il guappo che spara sulla folla, il rapinatore che deruba e tortura il rapinato, l’adolescente che uccide o si uccide per futili motivi? La droga. Procurarsi la droga, spacciare la droga, controllare lo spaccio della droga, agire sotto effetto della droga o in crisi d’astinenza… In agosto si reclutano novizi.

La droga è il ponte tra la criminalità e l’immigrazione clandestina, tra la delinquenza e la povertà, tra lo sfruttamento e la disperazione; è una rotta globale che ci collega da Oriente al Sud-America. Lasciamo da parte le cronache giudiziarie, i temi di ordine pubblico e i rimedi efficaci per fronteggiare la piaga. Certo, c’è droga e droga. Ma il piano è inclinato, il fenomeno è progressivo, e l’allarme va graduato secondo il livello di pericolosità, ma si deve partire dall’alveo in cui sorge. Cerchiamo di fare la psico-storia della droga, la più rapida promessa di vita meravigliosa, per i guadagni illeciti che procura ai suoi impresari o per gli stati paradisiaci che produce ai suoi consumatori.

La droga è il sogno di un paradiso terrestre a portata di mano. È la via più breve per cambiare stato. Un sogno portatile e individuale, quando declinano le attese di redenzione affidate al cielo e agli dei, e quando finiscono pure i loro surrogati in terra, le utopie rivoluzionarie con l’attesa di un mondo migliore.

È la Ztl per entrare in paradiso da vivi e da subito. Se vuoi andare in cielo senza aspettare il permesso degli dei, anzi senza credere in loro e senza temerli, se vuoi fabbricarti l’eden a una piazza, tutto tuo, qui e ora, se l’importante – come dice la retorica del nostro tempo – è stare bene con sé stessi, allora sei in cerca di droga o di un suo succedaneo. Come l’alcol, la ludopatia, la pornografia, l’avventura esotica o altre scorciatoie per la beatitudine, dimenticando la vita reale. Il Dio segreto del nostro tempo è Dioniso, Bacco a Roma, il dio notturno dell’ebbrezza, del delirio e della trasgressione, dell’alcol e della droga, dell’orgia e dei tatuaggi.

L’uso della droga proviene da due mondi diversi rispetto alla tossicodipendenza presente. La prima è la pista remota di alcune civiltà premoderne, soprattutto orientali, che ne facevano uso rituale prima che comunitario, e perfino mistico. Era un modo sacrale per trascendere la realtà e le condizioni normali di esistenza, per acquisire visioni ed energie altrimenti inaccessibili.

La seconda è l’uso aristocratico che se ne faceva in Europa, a cavallo tra l’Ottocento e il novecento; una specie di lievito per gli artisti che galvanizza la creatività; ma anche l’accesso a un mondo esoterico, un piano superiore, uno stato d’illuminazione, riservato a pochi spiriti eletti. Molti autori e artisti ne hanno fatto uso, attori e cantanti ma anche autori definiti tradizionalisti, reazionari, conservatori. Sarebbe un elenco lungo e sicuramente lacunoso. Solo per citarne alcuni: Gabriele D’Annunzio e Drieu La Rochelle, Julius Evola e René Guénon, Ernst Junger e Gottfried Benn, Mircea Eliade ed Elémire Zolla.

Ma il fenomeno diventa di massa con l’americanizzazione della società. Si fa consumo aperto alle masse, ai giovani, a singoli e gruppi che vogliono rompere la regola: artisti, musicisti, creativi, trasgressivi in cerca di nuove esperienze. Agisce da rivolta antiborghese, anticattolica, antirazionale, contro ogni autorità, istituzione, potere. Si lega al fenomeno hippy, ai concerti psichedelici di musica pop, alla scoperta del verde e delle sue erbe, alle occupazioni studentesche e allo spirito trasgressivo e libertario del ’68. È lì che la droga si “democratizza”, si fa globale, non più esotica, esoterica o aristocratica. È lì che si “legittima”.

Il passaggio alla droga avviene quando si realizza che per cambiare il mondo basta cambiare gli occhi di chi l’osserva. È il miraggio di una libertà infinita, senza muri, anche se produce dipendenza totale da una merce e dai suoi spacciatori. La suprema mistificazione della droga è proprio questa: promette la libertà assoluta, rompe tutte le gabbie e poi ti schiavizza, t’ingabbia e ti costringe a vivere sotto il suo dominio assoluto, i suoi imperativi e i suoi fornitori. È il gradino estremo della volontà di potenza, l’elevazione del soggetto a dio momentaneo, la visione e l’estasi senza ascesi e senza divinità, il presente assoluto, senza passato e senza futuro; l’abolizione della realtà, del tempo, della natura e dei suoi limiti. La droga è alienazione radicale, lo stadio supremo del consumismo che si fa auto-consumo ed espande i desideri. Marx è capovolto, l’oppio diventa la religione dei popoli. Prometeo cede a Dioniso.

Ma la droga non rompe con la società presente e i suoi modelli, semmai è dentro la mentalità corrente, è la sua punta estrema, il suo esito finale e parossistico. Questa è la ragione nascosta che impedisce di sradicarla: è scritta dentro il codice mutante dei postumani e dell’endemico, libertario “cupio dissolvi”.

Senza amor fati, senso del limite, accettazione dei doveri e delle responsabilità verso il mondo, siamo disarmati a sconfiggere la droga. Non c’è legge o poliziotto che basti se il complice della “signorina” è nascosto dentro di noi. Per dirla col linguaggio sessantottino: la droga è figlia del sistema.

MV, Panorama n. 35 (2019)

Link all’articolo di Marcello Veneziani

Consiglio ComunaleLega Paderno Dugnano

Arroganza e demagogia. Questo è il PD

Il PD e le altre forze della maggioranza
I banchi della maggioranza

Ieri sera, nella prima parte della seduta del Consiglio Comunale, abbiamo assistito a qualcosa di nuovo e sicuramente poco edificante, politicamente parlando. Arroganza e demagogia. Questo è il PD.

Tra i vari punti all’ordine del giorno vi era l’elezione del Presidente e del Vice-Presidente del Consiglio Comunale.

Trovato l’accordo sul nome di Simona Arosio per quanto riguarda la presidenza abbiamo invece assistito ad un’ingerenza da parte del PD in merito all’elezione del vice.

La prassi è sempre stata che la scelta del vice fosse una faccenda interna alla minoranza con l’astensione della maggioranza.

Ieri sera, a fronte della proposta della minoranza nella minoranza (Si per Ghioni, Paderno Dugnano Cresce e Forza Italia) di portare avanti la debole candidatura di Roberto Boffi in contrapposizione a quella di Annunziato Papaleo (Lega) il PD, invece che astenersi, ha pensato bene di votare a favore insieme ai consiglieri di Di Maio, ma con l’astensione del Sindaco e dei consiglieri di Giuranna.

La prima considerazione è quella che il PD ha dimostrato un’arroganza e una mancanza di stile che lascia perplessi ed è probabilmente figlia della supponenza della loro capogruppo Daniela Caputo.

Ne prendiamo atto. Del resto la classe non é acqua.

Una seconda considerazione è da farsi all’interno della minoranza. Hanno voluto dimostrare di esserci ma soprattutto di gettare le basi per futuri inciuci con il sindaco. Ne eravamo convinti già da prima del 9 giugno e in tutta sincerità speriamo che decidano presto con chi stare. E’ una questione di correttezza e serietà nei confronti dei cittadini di Paderno Dugnano.

Archiviata l’elezione delle due cariche si è passati alla discussione dell’emendamento presentato dalla Lega contro la delibera di giunta che introduce il limite ISEE a 20.000 euro per poter fruire del Bonus Libri.

La Lega, dalla voce di tutti i suoi consiglieri, ha fatto sentire una ferma contrarietà alla delibera in quanto va a ledere il diritto allo studio come sancito dall’articolo 34 della nostra costituzione, ovvero la gratuità della scuola dell’obbligo oltreché smontare l’assioma che questa delibera sarebbe un segnale di equità sociale.

La costituzione non va interpretata come ci hanno voluto far intendere gli assessori e i consiglieri di maggioranza. Va semplicemente applicata. Delle interpretazioni se ne occupa la Corte Costituzionale, non la giunta comunale di Paderno Dugnano.

Parlare di equità sociale quando si escludono dalla fruizione del Bonus Libri gran parte delle famiglie normali ci sembra assurdo. Se avere un reddito ISEE superiore a 20.000 euro significa essere ricchi allora siamo nel paese del bengodi.

A proposito, noi sappiamo benissimo cos’é il reddito ISEE. Non so voi, vero assessore Varisco ?

Arroganza e demagogia. Questo è il PD. Quella della maggioranza é stata una scelta politica di cui se ne devono assumere la responsabilità.

Gli interventi dei consiglieri della Lega e le sterili repliche della maggioranza hanno protratto la discussione per oltre tre ore, cosa che non è piaciuta alla neo assessore al bilancio, Antonella Caniato, che a margine del proprio intervento sulla variazione di bilancio, in modo stizzito, ha detto “che non si possono perdere tre ore a discutere del Bonus Libri“.

Detto da una dirigente scolastica é a dir poco imbarazzante.

Un ultimo appunto anche sulla variazione di bilancio. Da quanto emerge dalla lettura dei numeri la sicurezza non è un tema su cui vuole investire questa amministrazione.

Ne prendiamo atto, ma ce ne dispiace perché a pagarne le conseguenze saranno i cittadini di Paderno Dugnano. Tutti.

Appuntamento a questa sera per la seconda parte del Consiglio Comunale.

CasatiConsiglio ComunaleLega Paderno Dugnano

Caro Marco

Caro Marco
Casati e Alparone

Riceviamo e pubblichiamo.

Caro Marco,
questa foto con il Sindaco PD Casati di Paderno Dugnano a pochi giorni dal voto potevi risparmiarcela.

Da ex Sindaco di Paderno Dugnano ci hai fatto perdere le elezioni perché hai pensato bene di sostenere al primo turno una persona che ti fosse fedele anziché chi aveva la capacità e l’esperienza per essere stato il tuo vicesindaco per 10 anni.

Hai così sostenuto il nostro avversario Ghioni, ma poiché il tuo partito (sempre che lo sia ancora) Forza Italia ufficialmente era con noi, quindi con Bogani della Lega, non ti sei neppure potuto candidare ed esporre più di tanto.

Dopo mesi di tira e molla, cercando di toglierci il sostegno di Forza Italia che poi è comunque arrivato anche se localmente poco convinto e solo pochi giorni prima dell’avvio della campagna elettorale, non ti sei candidato con quelle persone che invece ti hanno sostenuto e si sono impegnate per 10 anni prima con te come Sindaco ed infine per farti eleggere in Regione Lombardia.

Tutto perché hai messo la tua persona davanti al bene di Paderno Dugnano.
Al secondo turno hai continuato a non esporti e così abbiamo perso per una manciata di voti.
Certo che oramai avremmo perso anche se ti fossi impegnato, una volta giunti al secondo turno, perché oramai a Paderno Dugnano, dopo il primo turno, avevi già perso la tua credibilità e questa foto non è altro che la ciliegina sulla torta.

Gia, non ti sei candidato al primo turno con chi ti ha fatto eleggere in Regione e adesso fai bene a farti fare delle sorridenti fotografie con il sindaco Casati del PD che di fatto hai sostenuto vanificando tutto il buon lavoro degli ultimi dieci anni di centrodestra. Non il tuo lavoro, ma quello di una squadra che adesso hai tradito.

Fai bene a spostarti da quella parte con i compagni della tua presunta lista civica di centrodestra, così dicevi tu, che però già si è avvicinata di più alla sinistra, che governa, piuttosto che al centrodestra che siede orgoglioso all’opposizione.

Orgoglioso si, perché noi andiamo avanti a testa alta anche se abbiamo perso. Perché noi siamo il primo partito, siamo gli unici che hanno detto no ad accordi con gli opportunisti e perché abbiamo messo la nostra dignità e l’onore davanti agli interessi partitici o personali.

Noi lo abbiamo fatto perché siamo la Lega. E tu?
Tanto ti dovevo.

Ettore Fusco (Sezione Lega Paderno Dugnano)

Lega Paderno Dugnano

Analisi del voto

analisi del voto

In attesa di sapere la composizione della nuova giunta proviamo a fare un’analisi del voto e capire perché il centro destra è uscito sconfitto da questa tornata elettorale.

Il 26 maggio era emerso un panorama abbastanza chiaro ma che induceva a qualche riflessione in vista del successivo ballottaggio. La coalizione di centro destra (Lega+FdI+FI) è uscita con un 37,43% che induceva a ben sperare a fronte anche dei 14 punti percentuali di distacco sulla coalizione di Casati.

Sommando i dati di tutto il centro destra o di quello che si poteva reputare tale, in quanto tutti parte dell’amministrazione uscente, si ottiene un 60,92% contro un 39,08% delle sinistre. Dati che avrebbero fatto credere che il 9 giugno il centro destra avrebbe vinto con relativa facilità.

Ma questo non è avvenuto. Perché ? Perché entrano in gioco delle dinamiche difficilmente pronosticabili.

In primis l’affluenza. Siamo passati da un 65,93% ad um 44,50% quantificabile in 8079 votanti in meno. Se prendiamo in considerazione il 37,43% ottenuto dalla coalizione il 26 maggio per poter arrivare ad ottenere la vittoria al ballottaggio bisognava puntare ad un’affluenza intorno al 50%. Un’affluenza inferiore avrebbe spianato la strada ad un possibile ribaltone come poi è avvenuto.

Dopodiché gli apparentamenti. Abbiamo detto che, sulla carta, se tutte le forze del centro destra si fossero presentate unite avrebbero sfiorato il 61%. Di Maio però, per scelta politica di Bogani (che condivido) non si apparentato e ha preferito (?) andare con Casati. A questo punto abbiamo un centro sinistra che sale al 49,17% ed un centro destra che scende al 50,83%. Un margine estremante risibile.

In termini di votanti, tenendo conto dell’affluenza del 9 giugno avremmo avuto quindi 8247 votanti per il csx e 8525 per il cdx. Solo 278 voti di differenza.

La realtà ha detto invece che al ballottaggio il csx ha totalizzato 8426 voti contro gli 8112 del cdx. Una differenza di 314 voti. La previsione si è ribaltata.

Non potendo analizzare i voti dei singoli partiti possiamo però analizzare il voto nei vari quartieri. Il centro destra ha vinto a Cassina Amata, Incirano e Villaggio Ambrosiano. Ha perso a Palazzolo (feudo di Di Maio), Paderno (feudo di Casati), Calderara (male) e Dugnano (feudo di Ghioni apparentato con il cdx però). Ed è proprio qui che non sono arrivati i voti sperati.

Ecco quindi l’analisi politica. Se per Casati, l’apparentamento con Di Maio ha funzionato quello di Bogani con le liste di Ghioni no. Da questa analisi del voto ecco spiegata la sconfitta. Il perché non abbia funzionato sarà tema di un prossimo post.

Attendiamo trepidanti la nuova giunta. Potrebbe esserci qualche sorpresa.

Lega Paderno Dugnano

La Lega è il primo partito

La Lega primo partito a Paderno Dugnano

La lega a Paderno Dugnano, nonostante la sconfitta al ballottaggio, si conferma il primo partito. Il PD rimane staccato con circa il 23%. Le altre forze del centro destra, Fratelli d’Italia e Forza Italia, rimangono intorno al 6%. Un risultato non indifferente che inciderà sicuramente sulla politica di Paderno Dugnano nei prossimi mesi.